
Polonews Rif. 20100602
Taiwan: il problema dei bambini "galleggianti”
Emarginazione, emarginazione urbana, gang, ganghe giovanili, cultura del fratello maggiore, latitanza dei genitori, impossibilità della famiglia: gli spettri delle città europee ed americane di questo XXI secolo si fanno ancora più evidenti in questo studio. Si parla di Taiwan, ma il reportage è lungi dall’essere innocuo o genericamente documentario. Parla infatti a una popolazione cinese che è ormai allarmata dal dilagare del fenomeno che è manifestazione parallela dell’esplosione della popolazione migrante. Quando una coppia di genitori parte per trovare lavoro nelle grandi città si crea necessariamente una assenza familiare che vede il bambino - i bambini - abbandonati a sé stessi o
lasciati nella città natale con l’assistenza dei nonni. Il fenomeno allarma enormemente le autorità cinesi anche perché si può ragionevolmente sostenere che sia il primo vero fenomeno di massa di esclusione di una parte della popolazione cinese da un sistema educativo che ha il compito di formarla, ma pure di portarla all’interno di un’area omogenea e condivisa di - ci si consenta la definizione non tecnica - “controllo politico”.
Attualmente a Taiwan molti bambini dopo la scuola, poiché non hanno nessuno che si occupi di loro o non hanno soldi per permettersi un insegnante di sostegno che li segua dopo le lezioni, non possono fare altro che vagare per strada come piante acquatiche galleggianti . Il fenomeno dei “bambini galleggianti” coinvolge già 150.000 persone
Come dimostrano i dati statistici del Dipartimento dell’Infanzia del “Ministero dell’Interno” di Taiwan, attualmente i bambini che vivono in precarie condizioni di vita sono 360.000 e tra questi sono 150.000 quelli che dopo la scuola, nei fine settimana, durante le vacanze estive o invernali e negli altri giorni di riposo non hanno nessuno che si prenda cura di loro, non hanno i soldi per frequentare le classi di sostegno, e non possono fare altro che vagare per strade piene di pericoli e tentazioni. Questi vivono una vita povera e molto pericolosa e sono già circa un decimo dei bambini taiwanesi tra i 6 e i 12 anni. Anche se a Taiwan è ormai diffuso il sistema di istruzione obbligatoria della durata di nove anni, la differenza tra ricchi e poveri non sta più nell’avere o nel non avere la possibilità di mandare i propri figli a scuola. (...)