
Polonews Rif. 20100105
Avatar: morire in battaglia sui gradini di casa
Cosa pensa un cinese osservando un film come Avatar capace di suscitare in una volta sola commenti esilaranti e pianto nelle sale? C’è chi lo giudica un capolavoro e chi un orrendo polpettone. C’è chi lo salva in nome degli effetti 3D. E chi non teme di commentarlo - si vedano le recensioni in rete in trovacinema.it - il più bel film che sia mai stato girato. Fino al classico, indistruttibile: “È così bello, ho pianto tanto.”
Il documento che pubblichiamo è tratto da un blog molto popolare in Cina. È uno splendido sovrapporsi di istanze
nazionalistiche, libertarie, di critiche al partito in nome della Grande Cina e critiche alla Cina in nome dell’Occidente.
È uno sfogo assai profondo ma calibrato. Un tentativo di comprendere come interagisce l’idea di libertà di possesso con quella di nazione e come dall’una discenda, fatalmente, l’altra. E così - straordinario ribaltamento - ecco che il problema cinese diventa la mancanza di vero nazionalismo e il solo modo per fare tornare i cinesi all’amore di patria
(le note sconsolate sul denaro) è concedere loro la libertà di proprietà. Con la piccola proprietà, con la mia terra, allora sì che torneremo ad essere grandi, orgogliosi, cinesi, finalmente. (...)
Dopo avere visto “Up” sono andato con amici a vedere Avatar. Il motivo per cui associo i due film è che entrambi parlano di demolizione di abitazioni. Io sono particolarmente attento a questa questione, quindi solo per questi due film ho acquistato il biglietto (nemmeno per 2012 l’avevo fatto). Gli americani sono stati molto bravi a puntare al mio portafoglio e hanno fatto due grandi film su questo tema. Il primo mi ha scaldato il cuore, il secondo mi ha quasi fatto piangere.
Perché il discorso di un politico americano ha una tale capacità d’incitamento, tale da scuotere anche una persona che non capisce l’inglese? (...)