
Polonews Rif. 20090907
Il Grande balzo in avanti
Lapidario, secco, quasi stentoreo. Nell’ambito delle celebrazioni del 60 anniversario della Nuova Cina (come viene comunemente definita in Cina la nascita della Repubblica Popolare Cinese) l’annotazione dedicata al Grande balzo in avanti (Da yuejin) non lascia spazio a incertezze: la condanna è definitiva, senza appello alcuno. Per chi ha già letto e consultato alcune delle voci del presente archivio relative al Gba la cosa non sorprende e, anzi, suona conferma di come oltre l’apparente facciata di rispetto del maoismo,
il fenomeno di de-maoizzazione sia proceduto assai celeremente. Come - per essere espliciti - non è mai accaduto in russia sul periodo di Stalin.
Conferma di una tradizione antica (mai fare i nomi in Cina, nel corso di un dibattitto è espressione di inaccettabile violenza) non risultano citati né Mao né Peng Dehuai.
Sorprende la conclusione: il Gba fu non solo irrazionale e terribilmente sbagliato, ma anche fuorilegge. E qui chi compila
queste introduzioni confessa la sua impossibilità a comprendere di quale legge il Gba sarebbe stata negazione.
Il movimento intrapreso dalla Cina nel 1958 all’epoca della costruzione economica, che aveva come obiettivo
principale il raggiungimento di alti standard.
In seguito al primo piano quinquiennale, iniziò a emergere una certa impazienza nel raggiungimento dei risultati per quanto riguarda la costruzione economica. (...)