
Polonews Rif. 20090903
Deng Xiaoping a Shenzhen
Sessanta anni di “Nuova Cina”. Storie di successo, storie di enormi difficoltà superate. Ma anche storie frammentarie, in qualche modo spezzate, costruite, più che come sequenza cinematografica, come serie di istantanee col compito di offrire rapide immagini sulla portata della rivoluzione operata da Deng. Anche così, in questo contesto celebrativo dei 60 anni, emergono annotazioni interessanti, non prive di utilità. Forse, fra tutte, l’evidente ansia di Deng nel recarsi a Shenzhen e il clima pessimista (cielo nero) che circolava non solo tra la popolazione ma anche tra i quadri di partito sull’esperimento. Ma non meno interessante la rapida osservazione che le zone speciali hanno ormai una storia lunga due decenni e le condizioni sono cambiate. Al successo iniziale è seguita la crisi, poi altri successi, poi altre crisi. Sicché, edulcorato e ingentilito, trasformato quasi in annotazione
priva di importanza, si riesce ad avere un appello alla continua mobilità delle vicende in economia che non consentono a nessuno, mai, di riposare sulle vittorie degli anni passati. (...)
Nell’ufficio di Li Tongbo, giornalista del Nanfang ribao, la cosa che più attira l’attenzione è una grande fotografia
di 25 anni fa che lo ritrae con Deng Xiaoping. La foto è stata scattata nel 1984, all’epoca era la prima visita di Deng nella zona economica speciale e Li Tongbo, corrispondente del Nanfang ribao da Shenzhen e allora poco più che trentenne, l’aveva accompagnato intervistandolo per sei giorni. Questi sei giorni sono diventati l’esperienza più memorabile della sua carriera.
Nel 1980, le zone economiche speciali di Shenzhen e Zhuhai erano appena state istituite, esse attiravano l’attenzione, la profonda comprensione e il caloroso supporto di persone di tutti i gruppi sociali, ma allo stesso tempo erano oggetto di perplessità e critiche. Qualcuno utilizzava ancora idee e concetti tradizionali per valutare
l’apertura di Shenzhen, affermando addirittura che le zone economiche speciali equivalevano all’attuazione del capitalismo e che, ad eccezione della bandiera rossa che sventolava in cielo, tutto il resto era nero. (...)